Nelle Valli dell’Acqua Raminga e della Mola

A cura di Francesco Casaroli 

Il Percorso

Il punto di partenza di questo itinerario è un breve tracciato che conserva, nel suo tratto iniziale, il  basolato  di  un’antica  strada  romana,  probabilmente  di  servizio  per  la  manutenzione  degli  acquedotti.

Dopo aver percorso circa 800 metri di sentiero, avendo a sinistra la parete del banco tufaceo e a  destra la valle, si giunge presso una vecchia mola, ormai in disuso e in completo abbandono, che  ha dato il nome alla vallata. Proseguendo per un centinaio di metri si percorre, sulla sinistra, un  viottolo campestre, che si snoda  in un paesaggio di dolci colline ricoperte di vasti uliveti e  tratti  boscati con roverelle, carpini bianchi, noccioli ed aceri campestri.  A mano a mano che ci si avvicina al torrente, si apre improvvisamente un profondo vallone da cui  appare, inaspettato, l’imponente acquedotto di Sant’Antonio di pertinenza dell’Anio Novus.

PONTE SANT’ANTONIO

La grandiosa struttura di Ponte_San_AntonioPonte Sant’Antonio, alta più di 30 metri e lunga quasi 130, attraversa il fosso  dell’Acqua  Raminga.  All’epoca  di  Claudio  (38  – 54  d.  C.),  consisteva  in  un’unica  arcata  in  opera  quadrata  di  tufo,  per l’attraversamento  del  fosso  e,  in  una  serie  di  arcate  minori,  sulle  sponde. Quest’opera è ancora visibile alla base dei pilastri impostati direttamente sulla roccia.

In un restauro del III secolo d. C., la struttura venne  foderata con una muratura in conglomerato  cementizio  e mattoni.  In  questa  fase  venne  ridotta  la  luce  delle  arcate  con  l’inserimento  di  più  ordini di archi. Anche nel IV – V secolo d. C. l’acquedotto venne restaurato in opera cementizia con  un rivestimento in opera laterizia.

L’Acquedotto della Claudia fu iniziato dall’imperatore Caligola nel 38 d. C. e terminato da Claudio  nel  52.  Captava  ottime  sorgenti  presso  Agosta  e  Marano  ed  era  lungo  46  miglia.  Il  corso  è  sostanzialmente quello della Marcia. Al 7° miglio della via Latina era la piscina limaria da dove, su  ampie arcate in blocchi di peperino che sorreggevano i condotti della Claudia e dell’Anio Novus,  l’acqua veniva portata in città.  L’Anio  Novus è  l’ultimo  dei  9  acquedotti  esistenti  all’epoca  del  Frontino,  così  denominato  per  distinguerlo  dall’Anio  Vetus.  Costruito  nella  stessa  epoca  della  Claudia,  era  alimentato  direttamente dal fiume Aniene lungo la Via Sublacense e, nonostante una piscina di decantazione  costruita all’inizio  del  corso, giungeva  torbido a Roma. Traiano  ne  rialzò l’incile al lago artificiale  sopra la villa di Nerone a Subiaco. Le campagne di restauro furono le stesse della Claudia.

I due condotti univano i loro apporti, prima di  raggiungere il bacino urbano di utenza,  fornendo  alla città di Roma il 40,2% d’acqua.

Si  percorre  a  ritroso  il  sentiero  campestre  per  tornare  sulla  strada  che, dopo  circa  400  metri, porterà  presso  Ponte  San  Gregorio.

Ponte San Gregorio

E’  il  ponte  più  lungo  presente  nel  comprensorio  montano,  estendendosi  nella  valle  per circa m  155,50.  E’  alto m  24,50.  In  origine  aveva  22  arcate;  le  due  centrali  di attraversamento  del  corso  d’acqua  sono  crollate. Attualmente  sono visibili  soltanto  8  arcate a doppio ordine sul lato Nord-Est. Sul versante Sud-Ovest, una fitta vegetazione permette il  riconoscimento di sole due arcate, caratterizzate da un unico ordine, in opera reticolata di tufo. La  particolarità  di  questo  ponte  è  che,  nell’attraversamento  della  valle,  il  canale  presenta  una  pendenza  molto  ripida  che  in  alcuni  punti  raggiunge  il  163,5%,  valore  mai  attestato  negli  acquedotti  antichi;  questa  pendenza  si  era  resa  necessaria  per  accorciare  il  percorso  originario  sotterraneo di circa 2.000 metri.  Negli  anni  1988-89  sono  stati effettuati  dalla  soprintendenza  Archeologica  del  Lazio  dei  restauri  che  hanno  ripristinato  parte  della  cortina laterizia, lasciando a vista, alcune  concrezioni  calcaree  provenienti dal soprastante canale.

La sua costruzione iniziò nel 272 a.C. ad opera dei censori Curio Dentato e Papirio Protestato con i  proventi ricavati dalla guerra tarantina contro Pirro. Aveva un percorso molto serpeggiante e quasi  sempre in speco sotterraneo. Secondo il Frontino era lungo 43 miglia corrispondenti a km 63,600 circa. Captava l’acqua direttamente dal fiume e la sua portata era stimata in 4.398 quinarie pari a  182.517  m3  in  24  ore,  ma  a  causa  della  torbidezza  delle  acque,  l’acquedotto  fu  destinato  ad  irrigazione  e  ad  altri  usi  inferiori.      La  mostra  d’acqua  si  trova  nella  Valle      della  Mola  ed  è  rappresentata  dal  “Ponte  delle  Mole”o  “Ponte  San  Gregorio”    (lungo  m.  156  e  alto  m.  24.50  eseguito in opera mista di  reticolato e laterizio  a doppio  ordine di 22 arcate).

L’acquedotto prosegue nel Fosso del Rio Secco di Gallicano nel Lazio, con il Ponte “Taulella” e del  “Fosso di Caipoli”.  Presso Ponte San Gregorio, si potrà fare una sosta per il pranzo e proseguire l’escursione nel primo  pomeriggio.  Oltrepassato il ponte, si riprende il sentiero campestre e dopo averlo percorso per circa 500 metri,  mantenendo  la  destra,  si  continua procedendo in  discesa.  Nascosto  tra  il  verde  della  lussureggiante  vegetazione,  lambito  dallo  scorrere  calmo  e  silente  del  fosso,  i  nostri  occhi  cominciano a scorgere Ponte San Pietro, di pertinenza dell’Acqua Marcia. Solitario e suggestivo,  attraversa il Fosso della Mola di San Gregorio con una larga arcata di circa 16 m di luce.

ponte_san_gregorio

Il Ponte San Gregorio è di pertinenza dell’Acquedotto “Anio Vetus”.

 

 

L’Acqua  Marcia fu  condotta  a  Roma  dal  pretore  Quinto  Marcio  Re  nel  144  a.  C., quando gli venne dato l’incarico di restaurare i  due acquedotti già esistenti: l’Appia (312 a. C.)  e l’Anio Vetus.

Captava l’acqua al 36° miglio della Via Valeria,  dalla  sorgente  fino  alla  gola  di  S.  Cosimato.  Il  suo  percorso sotterraneo,  superava  le  profonde  valli  delle  Forre  con  strutture  imponenti  come:  Ponte S.  Pietro sul  Fosso  della  Mola,  Ponte  Lupo sul  Fosso  dell’Acqua  Rossa, il Ponte del fosso di Caipoli ed il Ponte  della Bulica a Fosso Collari.

La  lunghezza  totale  era  di  circa  91  km.  La  Marcia  è  la  più  lodata  per  freschezza  e  salubrità.  Plinio  il  Vecchio  la  definiva  “gloria  della città di Roma, fra tanti premi divini, il più  bello  donato  dagli  Dei  all’Urbe”,  mentre  il  Frontino la considerava la migliore in assoluto  ponendola  come  termine  di  paragone  per  giudicare le altre acque.

Anche per la sua portata, forse seconda soltanto all’Acqua Claudia, il Frontino la quantifica introno  ai 200.000 m3 al giorno. La realizzazione dell’acquedotto comportò una spesa di circa 8 milioni di  sesterzi, pari a 300 miliardi di lire, esclusa la manodopera che non costava niente.

BIBLIOGRAFIA

[1] ITINERARIO  ARCHEOLOGICO-PAESAGGISTICO  SULLE  TRACCE  DEGLI  ACQUEDOTTI  ANTICHI  FRA  TIVOLI E CASTEL MADAMA: Istituto tecnico Commerciale e per Geometri “Enrico Fermi” – Tivoli – 1995;

[2] I  MONUMENTI  DELL’ACQUA:  IX  Comunità  Montana  del  Lazio  – Dei  Monti  Sabini,  Tiburtini,  Cornicolani, Prenestini – 1998

 

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